Prevenzione, tutela e responsabilità. Sono gli atteggiamenti fondamentali per costruire uno sguardo educativo segnato da maturità e consapevolezza. Un impegno senza ricette prefabbricate che va costruito con percorsi articolati ed efficaci, capaci di integrare le diverse competenze. È l’obiettivo del progetto realizzato dal Servizio nazionale tutela minori e persone vulnerabili con il Servizio Cei di pastorale giovanile. Tre seminari nel 2025, che hanno coinvolto oltre 500 operatori pastorali, e altrettanti programmati per quest’anno. «Tutto nasce dalla consapevolezza che le nostre proposte pastorali devono essere costruite con particolare cura e – osserva don Riccardo Princerato, responsabile nazionale del Servizio Cei di pastorale giovanile – il primo passo è quello di renderci conto che le esperienze con i nostri ragazzi, al di là delle specifiche competenze pastorali, passano attraverso l’attenzione anche agli aspetti più sensibili». Ecco perché prevenzione, tutela e responsabilità devono essere la direttrice di ogni percorso educativo in cui l’accompagnamento si configura come spazio liberante, come spinta a lasciar andare. «È il fondamento dell’azione educativa in cui – interviene Chiara Griffini, psicologa, responsabile del Servizio tutela minori e persone vulnerabili – l’educatore non lega mai a sé nella forma del possesso spirituale e del ricatto affettivo, ma accompagna con l’obiettivo di essere superato dalla persona che si affida a lui o a lei».
In allegato l'articolo completo di Avvenire a firma di Luciano Moia con le interviste ai referenti diocesani delle Diocesi di Cagliari, Caltagirone e Saluzzo